PhEST 2026 ha aperto a Monopoli: fotografia e arte internazionale fino al 1° novembre
PhEST 2026 ha aperto a Monopoli: fotografia e arte internazionale con Fontcuberta, Vivian Maier, Roger Ballen, Julian Germain e tanti altri fino al 1° novembre.
Ha preso il via il 7 agosto a Monopoli l'undicesima edizione di PhEST – Festival internazionale di fotografia e arte. Joan Fontcuberta, Julian Germain, Erik Kessels, Juno Calypso, Roger Ballen e Vivian Maier tra i protagonisti di un percorso costruito intorno al tema "What if?". Le mostre resteranno visitabili fino al 1° novembre 2026.
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Monopoli è tornata a trasformarsi in un grande spazio espositivo diffuso con PhEST – Festival internazionale di fotografia e arte, che ha inaugurato venerdì 7 agosto la sua undicesima edizione e accompagnerà la città pugliese fino al 1° novembre 2026.
Il tema scelto quest'anno è una domanda tanto semplice quanto provocatoria: "What if?". Un interrogativo attraverso il quale artisti e fotografi sono stati invitati a osservare il presente da prospettive differenti e a immaginare scenari possibili, intrecciando fotografia, arte contemporanea, cinema, memoria, tecnologia e ricerca.
Il programma 2026 riunisce nomi internazionali come Julian Germain, Erik Kessels, Joan Fontcuberta, Juno Calypso, Harri Pälviranta, Roger Ballen, Vivian Maier, Marek Kita, Chloé Azzopardi, Chinky Shukla e Sara Munari, accanto a progetti storici e alle residenze artistiche legate al territorio pugliese.
Julian Germain racconta l'infanzia nelle scuole del mondo
Tra i progetti che completano il percorso espositivo figura "Classroom Portraits (2004–2015)" di Julian Germain, una vasta indagine fotografica dedicata alla scuola e all'infanzia contemporanea.
Attraverso oltre 450 ritratti di grande formato realizzati nelle aule di più di venti Paesi, Germain trasforma la classe scolastica in uno strumento per osservare differenze culturali, condizioni sociali e sistemi educativi, ma anche quell'esperienza universale che lega generazioni e luoghi profondamente differenti.
Altro progetto centrale è "The Portfolio Parade", mostra curata da Erik Kessels e realizzata in collaborazione con Fujifilm Italia. L'installazione raccoglie i lavori di 56 artisti emergenti e propone una modalità espositiva che rompe la struttura tradizionale del portfolio fotografico.
Kessels è stato anche uno dei protagonisti del weekend inaugurale, partecipando con la visual talk "L'ecologia del quotidiano" e con una visita guidata alla mostra.
Da Metropolis a Vivian Maier
Particolarmente articolato è il percorso dedicato alla storia della fotografia e alla relazione tra immagine, realtà e finzione.
PhEST propone i rari scatti realizzati da Horst von Harbou sul set di Metropolis, capolavoro cinematografico diretto da Fritz Lang nel 1927.
Nel centenario della nascita di Vivian Maier, il festival le dedica invece "Shadows and Mirrors", realizzata in collaborazione con diChroma Photography e incentrata sul tema dell'autoritratto.
Con "What Darwin Missed", Joan Fontcuberta torna invece a interrogare i confini tra realtà, artificio e rappresentazione della natura.
A Roger Ballen sono dedicate due mostre in dialogo tra loro, "Outland" e "Inferno", quest'ultima presentata in anteprima italiana in collaborazione con Postcart Edizioni.
Dalle paure contemporanee al cambiamento climatico
Il tema "What if?" attraversa anche alcune delle questioni più complesse del nostro tempo.
Juno Calypso, con What To Do With a Million Years, porta il pubblico all'interno di un bunker antiatomico dalle tonalità rosa, mentre Harri Pälviranta, con Choreography of Violence, rielabora immagini di cronaca del Novecento per riflettere sulla rappresentazione mediatica della violenza.
I campi militari destinati ai bambini sono al centro di "FunFun/Gun" di Marek Kita, mentre Chinky Shukla affronta con When Buddha Stopped Smiling le conseguenze dei test nucleari in Rajasthan.
Chloé Azzopardi, attraverso Non-Technological Devices, immagina invece particolari protesi organiche, mentre Sara Munari costruisce con ArkOne una narrazione speculativa legata al collasso ambientale.
Il percorso storico comprende anche un progetto dedicato alle celebri fotografie delle fate di Cottingley, realizzate nel 1917 da Frances Griffiths ed Elsie Wright, uno dei casi più affascinanti della storia del rapporto tra fotografia, credulità e manipolazione dell'immagine.
La videoarte di Noway Recordings
Tra le proposte dell'edizione 2026 trova spazio anche "Northern Swell", progetto di videoarte firmato dall'anonimo Noway Recordings.
L'opera conduce lo spettatore in uno scenario sospeso, fatto di architetture asettiche e geometrie rigorose, nel quale figure private della propria memoria sembrano muoversi all'interno di una sorta di purgatorio burocratico.
PhEST Pop-Up Open Call: oltre 1.200 candidature
Numeri importanti anche per la PhEST Pop-Up Open Call, realizzata in partnership con Università degli Studi di Bari Aldo Moro, LensCulture, PhMuseum e Fujifilm Italia.
Sono state raccolte oltre 1.200 candidature provenienti da più di 100 Paesi.
L'edizione 2026 ha introdotto per la prima volta anche la sezione dedicata ai cortometraggi, sostenuta dall'Università di Bari. A vincere è stato Edwin Lai, regista di Hong Kong, con As It Should Be, lavoro dedicato alle relazioni familiari e all'identità.
Menzioni speciali sono andate ai danesi Mads Toft Hansen e Alma-Oline Weitling per Drømmehus (Dream House) e all'artista greco George Drivas per The Biography of a Software, realizzato con l'ausilio dell'intelligenza artificiale.
Per la sezione fotografica figurano invece, tra gli altri, Francesco Conti con Sopravvivono alle spiagge, Sergey Melnitchenko con Frontline Rolls e Victorine Alisse con We Will Stay Here as Long as There Will Be Thyme and Olives. Una menzione speciale è stata assegnata a Nina Pacherová per We Won't Tell Daddy!.
PhEST e il rapporto con la Puglia
Anche nell'edizione 2026 resta centrale il rapporto con il territorio.
La residenza artistica di Sara Angelucci, realizzata nella Riserva Naturale di Torre Guaceto in collaborazione con Fondazione Sylva, Centro Velico e Agricola Guaceto e con il sostegno del Canada Council for the Arts, si concentra sulla flora locale attraverso scansioni notturne ad altissima definizione.
Giuseppe De Mattia, invece, con Pelo e contropelo ha trasformato pettegolezzi, conversazioni e voci raccolte nelle piazze di Monopoli in balloon ispirati al linguaggio dei fumetti e affissi sui muri della città.
Tra le novità figura inoltre la collaborazione con le Grotte di Castellana. Durante il periodo del festival sono previste agevolazioni reciproche per chi visita PhEST e il complesso carsico, rafforzando il legame tra patrimonio artistico e naturalistico del territorio.
Il weekend inaugurale a Monopoli
Il festival ha preso ufficialmente il via venerdì 7 agosto in Largo Palmieri, con la cerimonia di apertura e l'inaugurazione delle mostre al Monastero di San Leonardo.
La prima serata è proseguita con il live di Giorgia Angiuli e il DJ set di Alberto River.
Il weekend inaugurale del 7, 8 e 9 agosto ha inoltre proposto visite guidate con artisti e curatori, workshop di Street Photography, letture portfolio gratuite, visual talk, proiezioni e appuntamenti musicali.
Tra i protagonisti delle attività inaugurali figuravano Sara Angelucci, Hannah Watson, Harri Pälviranta, Giuseppe De Mattia, Sara Munari, Francesco Conti ed Erik Kessels, insieme a numerosi curatori ed esperti internazionali.
PhEST 2026 continua fino al 1° novembre
Concluso il weekend inaugurale, resta ora protagonista il grande percorso espositivo che continuerà ad animare Monopoli fino al 1° novembre 2026, offrendo ai visitatori diversi mesi per scoprire mostre, installazioni e progetti disseminati nella città.
Nato a Monopoli nel 2016 da un'idea di Giovanni Troilo, direttore artistico, e Arianna Rinaldo, responsabile della curatela fotografica, PhEST vede Cinzia Negherbon alla direzione organizzativa. Dal 2017 la curatela dell'arte contemporanea è sviluppata in collaborazione con Roberto Lacarbonara.
Fotografia, cinema, musica e arte contemporanea continuano così a incontrarsi a Monopoli in un festival che, arrivato alla sua undicesima edizione, utilizza ancora una volta il Mediterraneo come spazio di partenza per interrogarsi sulle trasformazioni della società e sui possibili scenari del futuro.


